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Arena di Verona: Il Barbiere di Siviglia

E' quasi l'alba. In una piazza di Siviglia un giovane aristocratico, il conte d'Almaviva, organizza una serenata per una ragazza incontrata qualche tempo prima... ecco come inizia il melodramma buffo “Il Barbiere di Siviglia” nell'anfiteatro più suggestivo al mondo, l'Arena di Verona. Si accendono le luci e si intonano le prime note che Gioachino Rossini compose per narrare questa storia.

 Due atti, tutti a fiato sospeso, cantati da attori che si muovevano in una giocosa scenografia che somigliava a un giardino incantato, con siepi mosse a labirinto e delle gigantesche rose rosse, simbolo dell'amore, ed enormi fiabesche farfalle. Un'immagine d'insieme classica e scherzosa. Cantanti-attori, ballerini e coro, leggiadri e piroettanti nell'insieme e di ammirevole  bravura. Rosina, il soprano Hulkar Sabirova, con la sua voce pulita, ha acceso l'entusiasmo del pubblico dell' l'Arena. Tutto questo in una calda serata di luna piena, a fine agosto.

Hugo de Ana e Leda Lojodice, con grande perfezione, hanno tessuto questo spettacolo nei variopinti giochi di costumi, sotto la direzione del maestro Giacomo Sagripanti.

… Quando il tutore rientra con i gendarmi, per far arrestare gli intrusi, il gioco è ormai fatto. Il conte svela la sua identità e il suo rango. Invita Don Bortolo a non provocare oltre il suo sdegno e, alla fine, lo tranquilizza rinunciando alla dote della ragazza. Il vecchio si rassegna, mentre tutti gli altri augurano agli sposi amore eterno. E, mentre la scena così si concludeva, attori e pubblico, fusi in un'unica passione, guardavano nel cielo salire in verticale un chiarore di scoppiettanti fuochi d'artificio.

L'opera sarà replicata il 4 settembre.

Gilberto Padovan